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LA RICERCA ITALIANA SUL PIETISMO |
"Chi voglia capire perché la Germania devastata e imbarbarita dalla guerra dei Trent’anni sia diventata il paese di Bach e di Kant, non può ignorare l’impalpabile forza modellatrice del messaggio pietista della conversione, dell’accentuazione del valore inestimabile della rigenerazione nella vita dei credenti".(1) Da tempo ormai il movimento religioso del cosiddetto pietismo ha attirato l’attenzione degli storici per i suoi effetti sulla cultura tedesca dei secoli XVIII e XIX. La rinascita della Germania dopo il secolo di ferro e fuoco, scaturito dalla degenerazione delle riforme religiose, è stata collegata con la diffusione del pietismo come risposta fattiva e rinnovatrice della coscienza agli irrigidimenti, alle divisioni, alle asprezze che tanti danni e lutti avevano apportato. Anche in Italia questo nesso ha suscitato l’interesse degli storici della letteratura, della musica, della filosofia. Adottando l’idea guida di ‘secolarizzazione’, Mittner ritiene che tutta la letteratura tedesca del Settecento e del primo Ottocento abbia risentito dell’influenza del pietismo.(2) Seppur molto critico verso i tratti fondamentali di questa forma di religione, soprattutto verso il misticismo, l’intimismo, il quietismo, egli assegna alla spiritualità pietista una parte determinante nello sviluppo del rinascimento culturale tedesco. La letteratura propriamente pietista (diari, liriche, preghiere, lettere) è giudicata con severità. I suoi temi però, trasfigurati e sublimati, diventano il centro di una produzione fra le più grandi di ogni tempo.(3) Anche dal punto di vista della sociologia della letteratura i collegia pietatis assolsero un ruolo fondamentale se è vero che "Ciò che nei ‘grandi secoli’ di altre nazioni fu la capitale accentratrice che con la corte, l’ordinamento burocratico, le accademie e le gazzette imponeva la propria cultura alla nazione, in Germania furono per più d’un aspetto le cellule pietistiche".(4) Il pietismo presenta poi molti tratti in comune con l’illuminismo che fu l’altro grande propulsore culturale di quest’epoca. La relativizzazione del dogma, la tolleranza, l’altruismo, la filantropia, l’importanza riservata all’educazione, all’etica, alla pratica associano due movimenti che per tanti altri aspetti erano e si percepivano in radicale opposizione. La dialettica pietismo-illuminismo spinge allora a ricercare l’acme culturale nella sintesi tra le due anime del Settecento tedesco. Tale vertice tuttavia non è raggiunto nella letteratura, ma nella musica. Lo realizzò Bach nelle sue opere, dove il contenuto strabocchevole della pietà religiosa è arginato mirabilmente dalla ricerca metodica della perfezione formale.(5) La cultura filosofica tedesca di quest’epoca è profondamente debitrice del movimento pietista in svariati aspetti, non fosse altro che per l’educazione ricevuta da molti dei suoi protagonisti. Sul peso di tale eredità e sul contributo diretto di pensatori vicini al pietismo si incentrano alcune fra le ricerche più documentate.(6) In esse, ricostruendo il ruolo della spiritualità pietista nel percorso che portò dall’illuminismo al romanticismo, vengono rivalutate le argomentazioni filosofiche delle polemiche contro Wolff e i razionalisti, e viene evidenziata l’importanza della formazione pietista in alcuni pensatori antidogmatici. Al tempo stesso l’opposizione tra illuminismo e pietismo assume contorni più sfumati e problematici. Tra i due movimenti si verificò in realtà una vera e propria osmosi che spiega in parte la ricchezza culturale tedesca a cavallo tra i due secoli. Nel grande teologo e filosofo Friedrich Daniel Ernst Schleiermacher è stato individuato uno dei massimi eredi di questo fecondo e difficile incontro tra scienza e pietà, sentimento e critica, segno distintivo del romanticismo tedesco. La sua figura, sottratta alla schematicità della successione dei sistemi filosofici, è stata via via presentata in tutta la sua complessità e ricchezza.(7) In particolare nell’opera Schleiermacher. L’uomo, il pensatore, il cristiano è stata messa fortemente in rilievo la formazione religiosa avvenuta presso le Comunità dei fratelli di Niesky e Barby, sorte dall’eredità del crisitanesimo anticonformista della Moravia e dalla geniale attività missionaria del conte Nikolaus Ludwig von Zinzendorf.(8) L’esistenza e la riflessione del pensatore slesiano appaiono improntate alla volontà di vivere nel mondo le esperienze religiose della comunità, di ricomprendere a un livello più completo le verità lì sperimentate, di elevare il sentimento a criterio di interpretazione di tutta la realtà storica, filosofica, teologica. Le comunità di Herrnhut restarono sempre per lui la testimonianza più viva e concreta dell’evangelo. Nell’epistolario e nella predicazione rievocò insistentemente e in modo diretto questo legame, anche problematico e conflittuale. Nelle opere teologiche, accanto all’approfondimento dell’essenziale storicità del cristianesimo, i criteri della sua attualizzazione ideale nel mondo contemporaneo assunsero i tratti pratici delle comunità della "protezione del Signore". Quando poi la sua riflessione divenne patrimonio comune del pensiero tedesco con l’affermarsi dell’ermeneutica e della teologia liberale, ecco che alcune delle più genuine istanze della religione pietista si trovarono collocate al centro di tutta la successiva speculazione filosofica e teologica.(9) Le ricerche sugli influssi culturali del pietismo o sui suoi eredi hanno lasciati spesso in ombra, o dati per scontati, gli elementi centrali di tale spiritualità. La necessità di approfondire i contenuti di questa particolare forma di religione del cuore ha trovato compimento nel più esauriente studio italiano sul pietismo. Vero cristianesimo. Teologia e società moderna nel pietismo luterano presenta preparazione, sviluppi ed esiti del movimento ispirato dal programma riformatore di Philipp Jakob Spener.(10) Attraverso lo studio analitico e sistematico degli scritti dei principali teologi pietisti e il ricorso alla ricchissima bibliografia tedesca ne viene ricostruita l’intera parabola nelle sue svariate sfaccettature: la riflessione teologica e il rinnovamento della vita comunitaria da parte di Spener, le analisi filologiche e l’impegno sociale di Francke, l’erudizione storiografica e il radicalismo individualista di Arnold, l’empito mistico e organizzativo di Zinzendorf, l’attesa profetica e lo sforzo speculativo di Bengel ed Oetinger. Al fondo di esperienze anche piuttosto diverse, sviluppatesi nel corso di più di un secolo, sono individuati i temi comuni che costituiscono il cuore di una religione al tempo stesso mistica e concreta, tollerante ed esigente, intima e universale. Il cristianesimo è un processo di continuo rinnovamento spirituale e morale. Il primato spetta all’interiorità, ma è la testimonianza pratica delle opere che garantisce la fede. La tensione imitativa verso il Cristo evangelico richiede il superamento di una religione formale, conformista e burocratica. La violenza in tutte le sue forme desta orrore. La fiducia nello Spirito lascia spazio a un universalismo capace di guardare oltre gli steccati confessionali, nazionali, sociali, culturali.(11) Il fenomeno del pietismo è collocato pienamente nell’alveo di una millenaria tradizione cristiana che da Agostino e dalla patristica meno speculativa, attraverso la teologia monastica, il francescanesimo e la mistica tardomedievale, giunge all’umanesimo e a Lutero. Erano del resto gli stessi teologi pietisti a percepirsi immersi in questa corrente, ora silente e sotterranea, ora impetuosa e dirompente, che attraversa tutta la storia dell’occidente cristiano.(12) Dal passato lo sguardo si volge poi al presente: i teologi pietisti erano alla continua ricerca di affinità spirituali con esponenti contemporanei di un cristianesimo autentico ed esemplare, ovunque essi si trovassero. Gli spagnoli Luis de Granada, Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, Miguel de Molinos, gli inglesi Sonthom, Bayly, Dike, i francesi Jean de Labadie, François de Sales, Fénelon, il luterano tedesco convertitosi al cattolicesimo Angelus Silesius, gli italiani Bellarmino, Bona, Petrucci, sono solo alcuni fra i rappresentanti di un’Europa cristiana che percepivano unita nello spirito, nonostante le barriere dottrinali, confessionali, culturali. Dalla consapevolezza di appartenere a un’ecumene spirituale più grande e misteriosa delle chiese giuridicamente e formalmente costituite nasceva anche lo slancio missionario internazionale e interculturale che distinse spesso i movimenti pietisti.(13) A lungo la storiografia dell’età moderna si è soffermata sui contraccolpi istituzionali, politici, sociali generati dalle riforme religiose cinquecentesche, sulle divisioni confessionali, sulle diatribe teologiche, sugli aspetti più rumorosi e appariscenti. Gli storici del pietismo sono invece come sospinti dal loro stesso oggetto di studio alla ricerca della sostanziale unità che contrassegnò gli spiriti veramente cristiani anche nell’Europa delle guerre di religione. Quelle affinità elettive che gli stessi pietisti avvertivano con illustri esponenti di ogni confessione meritano di essere approfondite. Il cattolicesimo barocco in particolare ha lasciato tangibili tracce di una spiritualità autentica, pacifica, universale, lontana dalle dispute e dalle controversie, in innumerevoli scritti di ascesi e morale. Spesso è nell’interpretazione della Scrittura che si ritrovano gli accenti più vivaci di un cristianesimo esigente e purificato.(14) Sembra proprio che negli ordini vecchi, nuovi o riformati, alla luce dell’unica Scrittura, il messaggio evangelico risuonasse con la stessa intensità di sempre ad ogni latitudine. Lo studio di questi aspetti del cristianesimo dell’età moderna getterebbe poi maggior luce sul volto di quella chiesa invisibile che fu sentita come casa comune da tanti spiriti inquieti di ogni tempo.(15) Lo stesso Schleiermacher scriveva: "Quando rifletto sul mio isolamento nel mondo, e sulla mia separazione da coloro che formano la più vera chiesa di Cristo sulla terra, penso a consolarmi col pensiero di appartenere alla chiesa invisibile, dispersa ovunque, in uno stesso spirito, una stessa fede, uno stesso amore".(16)
Alessandro Salerno
----------- 1) E. Campi, Nascita e sviluppi del protestantesimo (secoli XVI-XVIII) in Storia del cristianesimo. L’età moderna, a cura di G. Filoramo - D. Menozzi, Roma-Bari 1997, p. 92. 2) L. Mittner, Storia della letteratura tedesca. Dal pietismo al romanticismo, II/1, Torino 1971, pp. 35-142. 3) Le rapidissime oscillazioni fra depressione ed esaltazione preludono al sentimento del sublime di Klopstock e alla teoria del sublime di Kant. L’introspezione psicologica e l’introversione aprono la strada al lirismo intimistico di tutti i romantici e di Hörderlin in particolare. L’abbandono del cuore e lo struggimento dell’animo sono presenti un po’ ovunque da Jean Paul a Novalis. 5) Ibid., pp. 139-142. Su Bach sintesi di misticismo pietista e razionalismo anche A. Basso, Frau Musika. La vita e le opere di J. S. Bach, I, Torino 1979. 6) B. Bianco, Motivi pietistici nel pensiero dell’età di Goethe, Trieste 1976; id., Fede e sapere: la parabola dell’ "Aufklärung" tra pietismo e idealismo, Napoli 1992. 7) S. Sorrentino, Chiesa, mondo e storia nel pensiero del secolo XIX, Napoli 1977; G. Moretto, Etica e storia in Schleiermacher, Napoli 1979; Schleiermacher tra filosofia e teologia, a cura di G. Renzo e M. Farina, Trento 1991. Di Schleiermacher sono state tradotte in italiano: Sulla religione, a cura di S. Spera, Brescia 1989; La fede cristiana, I-II, a cura di S. Sorrentino, Brescia 1981-85; Lo studio della teologia, a cura di R. Osculati, Brescia 1978, con un’ampia presentazione a cura dello stesso, pp. 7-101; La confessione di Augusta, a cura di R. Osculati, Padova 1982. 8) R. Osculati, Schleiermacher. L’uomo, il pensatore, il cristiano, Brescia 1980, pp. 13-32. 9) L’influenza del pietismo in Kierkegaard, Harnack, Troeltsch, Tillich, Bonhoeffer è documentata in R. Osculati, La teologia cristiana nel suo sviluppo storico, II, Cinisello Balsamo 1997, pp. 478-480; 504-508; 540-544. 10) La principale opera teologica di Spener è stata tradotta in italiano: Pia desideria. Il "manifesto" del pietismo tedesco, a cura di R. Osculati, Torino 1986. 11) R. Osculati, Vero cristianesimo. Teologia e società moderna nel pietismo luterano, Bari-Roma 1990. 12) Cfr. Ibid., soprattutto pp. 13-85. 13) Cfr. Ibid., soprattutto pp. 86-112. 14) Ad esempio, sulla lettura morale, esistenziale e riformatrice dell’Apocalisse da parte dei gesuiti si vedano: R. Osculati, ‘Hic Romae’. Cornelio a Lapide commentatore dell’Apocalisse al Collegio romano, in Storia e figure dell’Apocalisse fra ‘500 e ‘600, a cura di R. Rusconi, Roma 1996, pp. 315-329; A. Salerno, "Chiesa e storia nel Commento all’Apocalisse di Francisco de Ribera (1537-1591)", Laós II (1995); id., "Chiesa e storia nel Commento all’Apocalisse di Gregorio Ferrari (1580-1659)", Laós IV (1997). 15) R. Osculati, La chiesa dello Spirito. Fede, ragione, natura e storia nel cristianesimo non confessionale, in Storia del cristianesimo. L’età moderna, cit., pp. 469-509. 16) Schleiermacher als Mensch, II, Sein Wirken. Familien und Freundesbriefe 1805 bis 1834, hrsg. v. H. Meisner, Gotha 1923, p. 36.
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